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giovedì 18 marzo 2010

l diritto all’educazione dei bambini a rischio in Africa: reintegrazione e/o reinserimento, Side event 08.03.2010

In occasione della 13a Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, che è in corso a Ginevra dal 1 al 26 marzo 2010, IIMA ha realizzato il suo quarto Parallel Event intitolato: " Objectifs et finalités du droit à l’éducation des enfants en situation de risque en Afrique : réintégration et/ou réinsertion ". L’incontro, realizzato con la collaborazione di VIDES Internazionale e del BICE, è stato sponsorizzato dall’Alto Commissariato dei Diritti Umani (OHCHR).
Il Parallel Event, che si è svolto presso la sala XXIII di Palais de Nations, è stato presieduto da María Francisca Ize-Charrin, ex Direttrice della Divisione delle Operazioni sul Campo e della Cooperazione Tecnica dell’Alto Commissariato dei Diritti Umani, ed ha visto la partecipazione di Rappresentanti Governativi, Funzionari delle Nazioni Unite e Difensori dei Diritti Umani provenienti da paesi dell’Africa Francofona.

L’incontro si è aperto con l’intervento di Scott Campbell, Direttore dell’Unità Africa della Divisione delle Operazioni sul Campo e della Cooperazione Tecnica dell’Alto Commissariato dei Diritti Umani.

Mr Campbell, dopo aver svolto una breve analisi del Diritto all’Educazione alla luce della Convenzione dei Diritti del Fanciullo e della Carta Africana, ha illustrato i risultati di alcuni Rapporti del Rapporteur Special al Diritto all’Educazione. Dai Rapporti risulta che l’accesso all’educazione per le bambine nei paesi in via di sviluppe è reso molto piu’ difficile a causa di una serie di fattori come gli abusi sessuali, le violenze fisiche, la pratica dei matrimoni forzati e delle mutilazioni genitali.

E’ stata poi sottolineata la necessità di una stretta collaborazione tra i Governi locali e le Nazioni Unite per cercare di arginare questi fenomeni e garantire egual accesso all’Educazione indipendentemente dal sesso.

A tal proposito Mr. Campbell ha presentato l’attività ed i risultati di “Stand Proud”, un’organizzazione congolese non profit che offre supporto alle vittime di polio ed alle persone affette da altre disabilità paralizzanti, che presenta uno staff per la maggior parte congolese e composto nella sua quasi totalità da persone disabili.

Dopo aver concluso il suo intervento con un ringraziamento in Kituba, la lingua ufficiale del Congo, la parola è stata offerta a mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra, che prendendo spunto dalle sue esperienze con i bambini soldato in Mozambico e con i bambini di strada di Addis Abeba ha affermato che la condizione precaria in cui sono costretti a vivere migliaia di minori è di per sè una “profonda violazione dei loro diritti”, ed al tempo stesso rappresenta il “fallimento sociale nel preparare questi bambini alla vita ed al lavoro”. Il perchè di tali degenerazioni, che sono riscontrabili anche nelle società piu’ sviluppate, è stato individuato nell’indebolimento o inesistenza della famiglia, la cui funzione dovrebbe essere riaffermata al fine di ricostruire il ruolo sociale del bambino; nell’ erroneo funzionamento della società, che offre facile terreno alla perpetrazione degli abusi e delle ingiustizie; ed infine nei vuoti legislativi e nelle debolezze governative.

E’ stato poi espresso, con decisione, il concetto che i bambini in quanto persone hanno diritto alla propria dignità, ed è su questo che devono battersi i difenori dei diritti umani. Mons. Tomasi ha poi evidenziato il gap tra gli strumenti internazionali di protezione dei minori e le reali misure prese dai singoli governi per garantire tale protezione, ed ha lodato la società civile che si impegna per sopperire a tali vuoti.

Infine, è stato ricordato il ruolo primario dell’Educazione che va considerata sia come strumento sia come scopo del processo di reintegrazione del bambino.

Maria Francisca Ize-Charrin ha invitato a parlare i difensori dei diritti umani che quotidianamente si misurano con le sfide e le problematiche che si presentano sul campo.

Sr. Odile Lurhakwa Karhini, difensore dei diritti umani di IIMA, ha illustrato la grave situazione dei bambini accusati di stregoneria di cui si occupa nella Repubblica Democratica del Congo, i quali sono vittime di torture, sevizie e spesso anche di uccisioni. Ha, poi, descritto le attività che si svolgono alla Maison Laura, un centro di accoglienza e reintegrazione scolare, sociale e professionale per bambine in situazioni di rischio. Qui si opera in maniera diretta con il bambino, in modo che questi possa essere l’attore principale del proprio cambiamento, e maturi in sè il senso della responsabilità, del rispetto ed anche del perdono.

Suor Odile ha, infine, ricordato l’importanza di applicare il sistema preventivo di Don Bosco per creare una coscienza collettiva e fare in modo che non vi siano più bambini accusati di stregoneria, nonchè ha sottolineato la necessità di collaborare con le organizzazioni internazionali ed il Governo per raggiungere questi risultati.

Successivamente, la parola è stata data a Crispin Mujumba, coordinatore del Bureau international catholique pour l'enfance (BICE) nella Repubblica Democratica del Congo, il quale ha presentato le attività che vengono svolte nei centri di accoglienza e protezione dei minori. In questi centri si da grande attenzione all’ascolto del bambino al fine di creare dei dossier individuali per elaborare progetti educativi e di riabilitazione psico-fisica personalizzati che garantiscano una reinserzione duratura. Vengono, altresì, offerti programmi di alfabetizzazione ed assistenza legale.

Cio’ a cui si punta è la reintegrazione sociale, i bambini infatti vengono inseriti nella scuola pubblica in modo che entrino a contatto con i loro coetanei, e la stessa dinamica è messa in atto nei corsi di formazione professionale, in cui viene coinvolta la società civile attraverso la creazione di rapporti di apprendistato. Si cerca, altresì, di realizzare la reintegrazione familiare, studiando i problemi che hanno comportato l’allontanamento da casa del bambino e cercando, ove possibile, di trovare una soluzione.

Di seguito è stata presentata l’esperienza di Sr.Haingo Tiana Raharisoa, che si occupa di un centro sociale in Madagascar che accoglie bambini a rischio. Sr. Haingo ha evidenziato l’utilità di analizzare il caso di ogni singolo bambino considerando già l’obiettivo finale che si vuole raggiungere: la reintegrazione sociale. A tal fine viene loro offerta la possibilità di studiare come strumento per distaccarsi dalla strada e avviare un percorso di crescita e sviluppo.

Antoine Akplogan, coordinatore del Bureau international catholique pour l'enfance (BICE) in Mali, ha posto l’attenzione sull’importanza della prevenzione per arginare il fenomeno delle bambine lavoratrici e vittime di abusi. Bisogna impegnarsi a livello politico per coinvolgere attivamente gli Stati e le istituzioni, e allo stesso tempo sensibilizzare le forze dell’ordine e la società civile sul fatto che il bambino violentato e sfruttato non va colpevolizzato ma aiutato e supportato.

Anche Akplogan riconosce che il buon esito del processo di riconciliazione familiare ed integrazione sociale parte da un ascolto attivo del bambino per comprendere a fondo le cause dei suoi problemi e coinvolgerlo nel processo di cambiamento.

Infine, è intervenuto il Primo Consigliere della Repubblica Democratica del Congo il quale ha ringraziato con enfasi IIMA, VIDES e BICE, per l’impegno profuso quotidianamente sul campo e per aver offerto quest’occasione di incontro e confronto. Ha ribadito la serietà del problema dei bambini di strada è la necessità di un impegno concreto che agisca anche sulle cause di questo fenomeno, tra cui la proliferazione delle Chiese di Risveglio.

3 commenti:

  1. Rappresentante ONG19 marzo 2010 08:44

    un grazie sincero per questo side event. Grazie veramente perché con le vostre esperienze avete "infiltrato" me e gli altri della speranza, e ci avete mostrato che le cose sono veramente possibili”.

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  2. Rappresentante della Tunisia alle Nazioni Unite19 marzo 2010 08:48

    Ciò che state facendo è quello che fa camminare i diritti umani.

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  3. Mons. Silvano Tomasi, Nunzio Apostolico e rappresentante permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite19 marzo 2010 08:50

    Siete come un martellino che prosegue istancabile in un messaggio che dà vita perché mette l’accento sull’educazione. Credo sinceramente che il cammino che avete scelto, quello delle ‘buone prassi’ aiuta veramente a fare rete.

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