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martedì 4 marzo 2014

Si apre il Consiglio a Ginevra. Tutti alla Corte dei Diritti Umani.

Il 3 Marzo, a Ginevra, il Consiglio dei Diritti Umani ha aperto i lavori della sua 25° sessione regolare, che terminerà il 28 marzo prossimo. 
Nella Sala XX, gremita di ambasciatori, delegazioni, ONG e società civile e numerosi rappresentanti della stampa, si sono susseguiti gli interventi in apertura dei quattro giorni di High-Level Segment, durante il quale più di 90 ministri e alti funzionari dei Governi si rivolgeranno ai 47 Stati membri del Consiglio a proposito di importanti questioni in materia di Diritti Umani. Ad aprire la Sessione, in ordine, gli interventi del neo presidente del Consiglio dei Diritti Umani, il gabonese Baudelaire Ndong Ella, del Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, John W. Ashe, del Segretario Generale Ban Ki-Moon e dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay, quasi al termine del suo mandato. Si è poi rivolto al Consiglio il Presidente della Confederazione Elvetica, che ha dato il benvenuto a nome dello Stato ospitante: “noi, popolo delle Nazioni Unite, abbiamo il dovere e la responsabilità di farci portavoce dei Diritti Umani e di difendere le libertà fondamentali di tutti gli uomini”, ha detto.
Unanime l’augurio di una buona riuscita dei lavori e di una sessione stimolante e produttiva.
In particolare, Ban Ki-Moon ha menzionato le situazioni calde di Siria, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Corea del Nord, rilevando il ruolo fondamentale e decisivo degli Stati membri del Consiglio e dell’intera comunità internazionale. “Per le strade, tramite onde radio, interi paesi fanno risuonare la richiesta di giustizia economica, sociale e politica", ha invece affermato Navy Pillay, ponendo l’accento sul crescente numero di persone che lotta per rivendicare i propri diritti.
Presenti, tra gli altri, il vice Presidente della Colombia, i Ministri degli Affari Esteri di Irlanda, Argentina, Vietnam, Algeria, Camerun e Armenia e i Ministri per i Diritti Umani di Iraq, Arabia Saudita e Repubblica Democratica del Congo. A rappresentare l’Italia Benedetto della Vedova, Sottosegretario agli Affari Esteri, mentre grande assente il già annunciato Laurent Fabius, Ministro degli Esteri francese.
Il Presidente della Tunisia, Moncef Marzouki, ha consegnato a Ban Ki-Moon una copia della nuova Costituzione tunisina, approvata nel Gennaio scorso e che il Segretario Generale dell’Onu aveva già definito, in quell’occasione, "possibile modello per gli altri popoli che aspirano a riforme".
Attesissimo l’intervento di Sergej Lavrov, capo della diplomazia russa, che ha fornito la versione del Cremlino circa la situazione ucraina, ribadendo il diritto della Russia d'intervenire in Crimea per proteggere la popolazione russofona "contro le minacce ultranazionaliste". Nel pomeriggio, Lavrov ha poi incontrato Ban Ki-Moon, a margine dei lavori del Consiglio, proprio mentre i Ministri degli Esteri europei si riunivano a Bruxelles.
“L’OSCE intende inviare una missione in Ucraina per far luce sugli incidenti che hanno avuto luogo nel paese durante le ultime settimane”: ad annunciarlo a Ginevra, Didier Burkhalter, presidente di turno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
A questo proposito, esemplare l’intervento di Dimitris Kourkoulas, ministro greco per gli Affari Europei, che ha parlato a nome di Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza: “l’Unione Europea dà il suo pieno supporto agli sforzi ucraini per una stabilità politica e sociale attraverso le riforme e condanna la violenza che ha provocato numerosi morti e la violazione dei Diritti Umani nel paese”.
Altra situazione calda quella del Venezuela, purtroppo evitata durante gli interventi. Il ministro degli Esteri venezuelano, Elias Jaua Milano, ha riassunto la posizione del governo circa l’escalation di violenze che hanno provocato numerosi morti nello scorso febbraio – durante gli scontri fra i dimostranti che protestano contro il presidente Maduro e le forze dell’ordine. Il Ministro ha dipinto la popolazione come libera dall’analfabetismo e dalla fame, in un paese dove l’educazione è gratuita e il processo di elezioni democratico. Omettendo, però, l’elevato tasso di criminalità, il quadro economico in peggioramento, con un’inflazione al 56,2% che ha provocato penuria dei generi di prima necessità e, non ultimo, il deterioramento del pluralismo informativo.
Jaua Milano si è scagliato contro i gruppi di manifestanti che hanno offeso il paese e la sua vocazione alla pace. Visto il carattere violento dell’opposizione, il governo ha dovuto reagire con l’uso della forza, per sedare le proteste e difendersi da questa “aggressione contro la democrazia”.  Anche nel caos venezuelano una scusa già sentita, purtroppo, quella della violenza per placare la violenza.
Da notare che, come anche in Europa e nel caso della Primavera Araba, sono sempre i giovani in prima linea nelle proteste per far sentire la loro voce e rivendicare i propri diritti.


A questo proposito, anche accogliendo le testimonianze delle Suore dell’Istituto FMA attive sul campo, IIMA e VIDES Internazionale colgono l’occasione per esprimere la loro condanna degli episodi di violenza che stanno incendiando in particolare il Venezuela e l’Ucraina e vogliono manifestare tutta la loro vicinanza e il sostegno alle popolazioni di questi paesi, che meritano libertà e garanzie sociali.
La lotta pacifica sia sempre strumento per promuovere e difendere i diritti umani e le libertà fondamentali di ognuno.

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